Il bambino è pronto per la scuola

Il bambino è pronto per entrare a scuola?

Negli ultimi decenni è diventata ormai un’abitudine consolidata anticipare l’ingresso scolastico e far iniziare la scuola molto prima che il bambino abbia compiuto sette anni. Ma quali sono le conseguenze di tale consuetudine e cosa accade al compimento del settimo anno?

Prima di continuare la lettura, vi consiglio di chiarire alcuni concetti propri della pedagogia Waldorf in L’arte dell’educazione Waldorf.

Il passaggio al secondo settennio

Intorno ai sette anni lo sviluppo degli organi trova una sostanziale conclusione. Un segno che indica questo completamento è la caduta dei denti da latte, denti che abbiamo in un certo senso ereditato e che non ci appartengono intimamente. Lo spuntare dei denti definitivi è il sintomo esteriore di una completa trasformazione dell’entità umana. Anche se esteriormente non è così visibile, è accaduto tanto nell’organismo: tale processo viene considerato la prima trasformazione della figura umana

“Come con il cambio dei denti, anche alla trasformazione della figura sono collegati cambiamenti e fasi di maturazione profondi, ben noti alla psicologia evolutiva. Le forze attive fino a quel momento nel dar forma al corpo hanno concluso la loro azione; quel che fino ad allora avevano dovuto formare, ora devono solo mantenerlo.” (Leder 1993).

E come possiamo immaginare, il mantenimento di un edificio è molto meno impegnativo della sua costruzione. Così le forze formatrici, prima occupate a plasmare gli organi, ora possono assumere altri compiti. Esse infatti non scompaiono dopo che l’edificio è stato costruito, ma come forze della mente e dell’intelletto cercano nuovi campi di attività. Ora le possiamo utilizzare per l’apprendimento, ed è giunta la maturità scolastica. Se i bambini sono portati a confrontarsi con l’apprendimento scolastico prima di questo momento, potrebbe verificarsi una debolezza di tutta la costituzione del bambino.

Per tale motivo la pedagogia Waldorf consiglia di attendere alcuni segnali che ci indicano se il bambino, tra i sei e i sette anni, è pronto per la scuola. 

1. Lo sviluppo fisico

Dai primi anni fino alla maturità scolastica, il bambino subisce un’evidente trasformazione fisica. Nel bambino piccolo la testa predomina sul resto del corpo, e la figura è sferica: braccia e gambe sono corti, così come le mani. La vita non è ancora visibile e la pancia è espansa in avanti. 
Il bambino che ha raggiunto la maturità scolastica è del tutto diverso. Le gambe e le braccia si sono allungate e con la mano sinistra riesce ad afferrare la punta dell’orecchio destro, e viceversa, circondando il capo dall’alto. Ora si inizia a vedere il punto vita e la pancia è rientrata. La figura in generale inizia ad assomigliare a quella di un piccolo adulto, anche se le proporzioni adulte saranno raggiunte solo dopo la pubertà.

2. Il cambio dei denti

La comparsa dei primi molari permanenti o di uno degli incisivi anteriori mostra che lo smalto dei denti definitivi, la sostanza più dura di tutto l’organismo, si è ormai completamente sviluppata e i processi organici legati alla formazione dei denti stanno volgendo al termine. Ora le forze formatrici, non più impiegate per la produzione di smalto, rimangono a completa disposizione dell’Io per l’attività di pensiero. Ecco che, con il cambio dei denti, compare per la prima volta nel bambino la possibilità dell’astrazione. Se tale facoltà di astrazione viene addestrata precocemente senza attendere il suo naturale sviluppo, questo avrà effetto sulla maturazione fisica indebolendo la vitalità del bambino. 

3. La memoria

Il bambino piccolo inizialmente possiede una memoria locativa, che ha bisogno di essere richiamata per poter funzionare. Pensiamo ad esempio al bambino piccolo che, udite le prime parole, ripetono a memoria un’intera filastrocca.
Solo in seguito si sviluppa una memoria che non ha più bisogno di stimoli esterni, e che consente al bambino di guidare volontariamente i propri ricordi e rispondere a domande specifiche su fatti accaduti precedentemente.

4. Destrezza e capacità espressiva

Un bambino maturo per la scuola è in grado di descrivere le sue esperienze, di dominare tutti i suoni e di cantare. Egli può:

  • lanciare in aria una palla con una mano e riprenderla con due mani;
  • saltellare su una gamba in avanti, indietro e lateralmente;
  • camminare sulle punte dei piedi;
  • svolgere attività che richiedono la motricità fine delle dita, come infilare perline.

Inoltre un bambino che ha raggiunto la maturità scolastica è in grado di compiere le attività domestiche quotidiane più importanti, come apparecchiare e lavare i piatti, ed è in grado di vestirsi completamente da solo.

Come potete vedere, la decisione di inserire un bambino in prima elementare non dipende da un unico elemento, ma è il risultato di una valutazione d’insieme. D’altra parte, è sempre più difficile constatare con chiarezza la maturità scolastica del bambino. La nostra società influisce con forza sugli atteggiamenti e sulle possibilità espressive dei bambini, causando spesso una dissociazione tra i diversi piani evolutivi: la prontezza intellettiva indicherebbe la maturità, mentre i processi di maturazione fisici, emotivi e sociali sono ben lontani dall’essere conclusi.
Oggi i bambini vengono sollecitati intellettualmente sempre più presto, invece di essere avviati gradualmente al loro impatto col mondo. Ricevono precocemente, attraverso la tecnologia, informazioni e conoscenze di cui non hanno nessuna reale esperienza vivente, essendo queste in gran parte virtuali.
Ricordiamoci sempre che i bambini sono come spugne e assorbono tutto ciò che è presente intorno a loro. (Per approfondire: 0/7 anni: età prescolare – imitazione ed esempio).  Si formano imitando ogni gesto, ogni parola e ogni pensiero da chi li circonda. Ciò che assorbono, specialmente nei primi anni di vita, si unisce direttamente alle forze che stanno strutturando la loro corporeità. Per tale motivo è così importante comprendere se nostro figlio ha raggiunto quella maturità necessaria per l’ingresso a scuola.

Se la pedagogia considerasse l’intera vita umana, e non solo l’età infantile (come fa più comodo), allora sarebbe a tutti ben chiaro quale ruolo chiave assumano l’educazione e l’insegnamento per tutta la vita dell’uomo.

Buona vita, Noe

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